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Liberi nel tradimento Parte 9


di Lauretta_Stefano
14.01.2026    |    1.369    |    7 8.0
"Rodolfo sorride, un sorriso sicuro e predatorio, sapendo che lei è sua, completamente e irrimediabilmente..."
La porta si apre con un sospiro trattenuto, il legno antico che scricchiola come se stesse rivelando un segreto. Veronica entra, i suoi tacchi a spillo neri affondano nel tappeto morbido, il suono ovattato che si fonde con il battito impazzito del suo cuore. La stanza è avvolta in una penombra seducente, la luce dorata della lampada sul comò accarezza il legno laccato, proiettando ombre lunghe e sinuose sulle pareti di velluto verdino. Le tende di seta bianca ondeggiano lievi, mosse da un alito di vento che porta con sé il profumo di peccato antico, di corpi sudati e gemiti soffocati tra le lenzuola di lino. Quel letto a baldacchino, un tempo alcova di amplessi appassionati, ha visto le prostitute della Belle Époque arrendersi ai desideri di uomini potenti, i loro sospiri echeggiare tra le tende di seta, i loro corpi abbandonarsi al piacere in un’epoca in cui il peccato era un’arte. Veronica lo sa. Sa che quel letto ha ospitato più passioni di quante ne possa immaginare, eppure ora il suo corpo trema, perché stasera sarà lei la peccatrice, la protagonista di una scena scritta da un altro. Il suo respiro si fa affannoso, il desiderio e la paura si mescolano in un vortice di emozioni, mentre i suoi occhi si perdono nell’atmosfera carica di attesa, sapendo che ogni passo la avvicina a una resa inevitabile.
L'abito rosso, aderente come se fosse fuso con la sua pelle, scolpisce le sue curve peccaminose, fasciandole i fianchi mentre avanza con passo felino. La gonna corta, sfiorando appena le cosce, si solleva a ogni movimento, rivelando un lampo di calze nere trattenute da un reggicalze che promette tentazione. La sua pelle è calda, non solo per la temperatura della sera, ma per il fuoco che le divampa dentro, un’eccitazione che le bagna le cosce, un desiderio che pulsa tra le gambe ogni volta che pensa a lui. Rodolfo. Il nome le brucia sulle labbra, un mantra silenzioso che ripete mentalmente, mentre i suoi occhi si abituano all’oscurità della stanza. Il divano in pelle bianca, enorme e invitante, occupa un angolo della camera e lì, seduto con la schiena dritta e le gambe leggermente divaricate, c’è lui. La sua presenza è magnetica, il suo sguardo penetrante già la sta spogliando, possedendola prima ancora che i loro corpi si tocchino. Veronica sente il calore salire lungo la schiena, il respiro accelerare, la vulva contrarsi rispondendo alla sua semplice presenza, come se ogni fibra del suo essere lo stesse chiamando.
Il completo blu, tagliato su misura, accentua le spalle larghe, la postura da predatore che non ha bisogno di muoversi per dominare lo spazio. Le mani, grandi e curate, sono appoggiate sulle ginocchia, le dita che tamburellano lievemente, come se stesse contando i secondi che mancano al suo possesso. La barba di tre giorni ombreggia la mascella squadrata, e quando solleva lo sguardo, i suoi occhi castani la trafiggono, scuri e lucidi come cioccolato fuso. Non sorride. Non ne ha bisogno. Il suo sguardo è già un ordine, una carezza e una minaccia allo stesso tempo.
«Ecco la mia Bambolina,» dice, la voce bassa, vellutata, ma con un filo di acciaio che non ammette repliche. «Che ha scelto di essere mia ancora per molto tempo.»
Veronica deglutisce. Il suono della sua stessa saliva le sembra troppo rumoroso, troppo umano in quella stanza dove tutto pare sospeso in un’eternità di desiderio. Si ferma a tre passi da lui, le mani intrecciate davanti al suo ventre, le nocche che sbiancano per la pressione carica di desiderio e attesa. Non osa avvicinarsi ulteriormente. Non ancora. Sa che ogni movimento deve essere approvato, concesso. È questo il gioco. È questa la sua dannazione e la sua estasi.
Rodolfo inclina la testa, studiandola come si esamina un oggetto prezioso prima di decidere se acquistarlo o distruggerlo. «Avvicinati.»
Due passi. Il profumo del suo dopobarba, legno di sandalo e tabacco, le avvolge i sensi, mescolandosi all’odore della sua stessa eccitazione. Ora è abbastanza vicina da sentire il suo respiro, calmo, misurato, quasi indifferente. Vorrebbe toccarlo, spogliarlo, baciare ogni angolo del suo corpo, ma sa che non deve. Non senza permesso.
«Girati.»
Obbedisce, le ginocchia che tremano appena. Sente il suo sguardo che le scivola addosso, pesante come una carezza, mentre lui valuta ogni centimetro del suo corpo. Il vestito rosso che si stringe sul suo seno generoso, la schiena nuda fino alla vita, le natiche rotonde che si intravedono sotto la stoffa corta. Le calze nere, il reggicalze, le scarpe con i tacchi a spillo che la costringono a inarcare la schiena, a offrire il suo corpo in una posa di sottomissione involontaria.
«Hai fatto la tua scelta. Scoprirai piaceri inimmaginabili. La tua vita cambierà in modi che non puoi nemmeno sognare.» La sua voce è un sussurro caldo e avvolgente, mentre le sue dita tracciano percorsi ardenti lungo la curva del suo fianco, facendola tremare. «Chi sei tu?» domanda, il suo tono autoritario risuona come un’eco profonda nella stanza.
«La tua Bambolina.» La risposta le sfugge, spontanea, ma un brivido la scuote, come se sapesse che non è abbastanza. Non è la verità completa.
«Chi sei tu?» ripete lui, la sua voce ora più profonda, un invito a guardarsi dentro, a riconoscersi. In quell’istante, Veronica vede sé stessa: sull’aereo, le gambe divaricate sul sedile di pelle, il respiro affannoso mentre le dita di Rodolfo affondano nei suoi fianchi, guidandola verso un piacere che non conosceva. Si vede nel van, il suo corpo piegato in avanti, i capelli biondi che le cadono sul viso mentre ingoia avidamente il suo cazzo maestoso, sentendo il sapore salato della sua pelle, il pulsare della sua virilità contro la sua lingua. Nella spa, le sue mani dominanti che accarezzano i corpi delle due donne, i loro gemiti che si mescolano ai suoi, il vapore che avvolge i loro desideri più oscuri. E poi con Jules, nel van, il suo corpo che simula un desiderio che non prova, ma che sa recitare alla perfezione. Per la prima volta, si guarda con onestà, senza filtri.
«Sono Veronica, una donna ambiziosa e innamorata, che non ha paura di sé stessa. E sono Bambolina, la tua schiava, pronta a lasciarti scegliere come usarmi. Sono una donna completamente libera!»
La sua voce è ferma, decisa, e quelle parole le contraggono lo stomaco, le accendono la vulva, la fanno sentire potente, intera. I suoi capezzoli si induriscono sotto lo sguardo di Rodolfo, e un’ondata di umidità le invade le cosce, ricordandole quanto sia vera ogni parola che ha pronunciato.
«Brava, Bambolina. Sei perfetta.» Le sue parole sono miele e fuoco, si spargono sulla sua pelle come una carezza ardente, sciogliendola e al contempo esaltandola. Solo ora Veronica comprende appieno: Rodolfo non la sta sottomettendo solo per il suo corpo, ma l’ha guidata verso una versione di sé che lei stessa ignorava. Le ha mostrato che è più di una donna che cerca di essere scopata come una puttana. È una donna con le chiavi del successo, dell’amore, del piacere. Lui, e la donna misteriosa, l’hanno capita molto prima che lei capisse sé stessa, liberandola con la stessa limpidezza di una mattina di primavera. Questa consapevolezza la fa tremare di gratitudine, bagnandola di un’eccitazione nuova, profonda e consapevole, mentre il cuore le batte all’impazzata, come se ogni battito fosse un’eco del suo risveglio interiore.
"Spogliati per me, Bambolina." La voce di Rodolfo risuona profonda, autoritaria e decisa, riempiendo la stanza con un’aura di comando che non ammette repliche e allo stesso tempo la fa sentire protetta. I suoi occhi penetranti si posano su Veronica, scrutandola con un’intensità che sembra spogliarla già prima che lei muova un dito. L’aria nella camera d’albergo si fa elettrica, carica di un’attesa che vibra tra loro, mentre il suo tono, sebbene formale, tradisce un’urgenza che non cerca consapevole obbedienza.
Veronica, con un sorriso malizioso, inizia a muoversi con grazia felina, trasformando lo spogliarsi in una danza erotica che cattura ogni sguardo di Rodolfo. Lentamente, fa scivolare il vestito lungo il suo corpo atletico, lasciandolo cadere a terra come un velo di seta abbandonata. Ogni movimento è calcolato, sensuale, come un atto di abbandono al piacere.
Si piega in avanti, esponendo la schiena nuda, e con un gesto lento e provocante, inizia a sfilare le calze. Le sue gambe lunghe e toniche si muovono in una coreografia silenziosa, mentre si china, offrendo a Rodolfo una vista mozzafiato del suo culo sodo e del suo sesso, velato solo dalla luce soffusa della stanza. Il collare con la scritta "Bambolina" risplende grazie ai piccoli brillanti, l’unico accessorio che rimane insieme alle décolleté nere, a testimoniare la sua resa totale.
Ora è completamente nuda, il suo corpo un’opera d’arte esposta solo per lui, mentre i suoi occhi blu incontrano quelli di Rodolfo, pieni di desiderio e sottomissione. L’aria è densa di tensione, e il silenzio parla più di qualsiasi parola.
"E ora vai a lavarti, togli ogni traccia di altri uomini su di te e poi torna da me." La sua voce ferma e autoritaria risuona nella stanza, lasciando Veronica immobile, il cuore che batte all'impazzata. Per un attimo, i suoi occhi azzurri si perdono nel vuoto, un misto di paura ed eccitazione che le attanaglia lo stomaco. Ma poi, come un’onda che si infrange sulla riva, capisce. Rodolfo la vuole solo per sé, completamente, senza ombre del passato. La sua richiesta è un atto di possesso, un sigillo di dominazione che la fa tremare di desiderio.
Si gira lentamente, il respiro affannoso, mentre le parole di Rodolfo continuano a risuonarle nella mente, cariche di un’intensità che la travolge. Sa che non può resistere, non vuole resistere. Quel comando, così perentorio eppure così seducente, è esattamente ciò di cui ha bisogno. Si dirige verso il bagno, i passi leggeri ma decisi, il corpo che freme all’idea di tornare da lui, pulita, nuova, pronta a essere sua.
Nella penombra della camera, l’aria sembra vibrare di attesa, ogni dettaglio dell’arredamento classico e raffinato diventa testimone silenzioso di quella resa. Veronica sa che, quando tornerà, non sarà più la stessa. Sarà sua, completamente, e il pensiero la fa sorridere, un sorriso carico di promessa e passione.
Lo specchio sopra il lavandino le riflette un’immagine che a malapena riconosce: le guance arrossate, gli occhi dilatati, uno sguardo fiero e consapevole. Si toglie le scarpe e riscoprendosi nella sua altezza naturale si sente improvvisamente piccola, ma senza il disagio che provava un tempo, quando i tacchi erano un paravento per nascondere la sua insicurezza. Ora si sente bella e seducente anche così, a piedi nudi.
L’acqua della doccia è calda, quasi bruciante, quando vi si infila sotto. Chiude gli occhi, lasciando che i getti le scivolino addosso, portando via il sudore, il profumo di altri corpi, le tracce di quel piacere donato con passione, proprio come una brava puttana. Prende il sapone e inizia a insaponarsi, le mani che scivolano sul suo corpo con una lentezza deliberata.
Le spalle, prima. Poi i seni, pesanti e sensibili, i capezzoli che si induriscono sotto le sue dita. Scende più giù, lungo lo stomaco, i fianchi, le cosce. Quando arriva tra le gambe, si ferma, il respiro che diventa affannoso. È bagnata, non solo per l’acqua. Il desiderio è un nodo caldo nel suo ventre, una fame che solo lui può saziare. Ma sa che, se si toccherà, se si darà anche solo un briciolo di piacere, sarebbe un tradimento verso di lui e, soprattutto, verso sé stessa. Così si costringe a ignorare il calore tra le cosce, a concentrarsi invece su ogni altra parte di sé. Le natiche, che stringe e massaggia con le dita insaponate, preparandole per quello che sa verrà dopo. E poi… il buco. Il suo buco stretto, che pulisce con cura, le dita che si insinuano tra le pieghe, strofinando, allargandolo appena, sentendo il muscolo contrarsi sotto il tocco. Voglio essere candida, solo per lui.
Il pensiero la fa gemere, un suono strozzato che si perde nel rumore dell’acqua. Si immagina le sue dita sostituite dal cazzo di Rodolfo, grosso e duro, che la sfonda senza pietà. Stringe le cosce, cercando di alleviare la pressione, ma è inutile. Il bisogno è troppo forte.
Si risciacqua con calma, lasciando che l’acqua scivoli sulla sua pelle come una carezza, ogni goccia che cade sembra sussurrare promesse di piacere. Spegne il getto con un gesto deciso ed esce dalla doccia, avvolta solo dal vapore che accarezza il suo corpo. Si asciuga con un asciugamano morbido, tamponando la pelle con una delicatezza che tradisce il suo desiderio di preservare ogni sensazione, ogni brivido. Si ferma davanti allo specchio appannato, il respiro che crea cerchi sul vetro mentre passa le dita tra i capelli biondi, lasciandoli cadere in onde umide sulle spalle. La sua nudità è un’opera d’arte, semplice e sincera, ma con un tocco di rossetto rosso Chanel che brilla come una sfida, un contrasto vibrante che spezza la purezza del momento. I suoi occhi si perdono nel riflesso, carichi di un’attesa che pulsa, mentre le labbra si curvano in un sorriso che promette resa e desiderio.
Si rimette le scarpe con i suoi tacchi a stiletto vertiginosi che affondano nel tappeto del bagno, mentre si allaccia il collare di cuoio rosso intorno al collo. È pesante, un peso tangibile che le ricorda il suo posto. La sua proprietà. Si sistema i capelli intorno ad esso, nascondendolo appena, poi prende un respiro profondo e apre la porta.

Rodolfo è dove l’ha lasciato, ma ora è nudo.
Veronica si ferma sulla soglia, le dita che si stringono intorno allo stipite della porta. Lui è seduto sul divano, le gambe aperte, il corpo scolpito illuminato dalla luce dorata della lampada. Le spalle larghe, i pettorali definiti, gli addominali che sembrano intagliati nel marmo. Le cicatrici raccontano storie che lei conosce, ma che vorrebbe ascoltare di nuovo, strisciando la lingua su ogni segreto.
E poi c’è lui. Il suo cazzo, ancora flaccido, ma già impressionante, posato pesante sulle palle, circondato da una peluria scura e folta. Veronica sente la bocca inaridirsi. Lo ha già avuto in bocca, dentro di sé, ma ogni volta è come la prima. Ogni volta è troppo. Ogni volta è esattamente ciò che vuole.
«Vieni qui, Bambolina,» dice lui, la voce roca. «In ginocchio.»
Lei obbedisce. I tacchi le rendono difficile muoversi con grazia, ma ci riesce, camminando verso di lui con passi lenti, le ginocchia che si piegano sul tappeto spesso. Il contatto con il pavimento è freddo contro la sua pelle ancora calda per la doccia. Si sistema sui talloni, le cosce aperte, le mani appoggiate su di esse, la schiena dritta. Sa che lui la sta guardando. Sa che sta valutando ogni centimetro di lei, ogni tremore, ogni respiro affannoso.
«Apri la bocca.»
Veronica obbedisce, le labbra che si dischiudono, la lingua che si appiattisce sul pavimento della bocca. Rodolfo si sposta in avanti, afferrando la base del suo cazzo con una mano, sollevandolo appena. È già più grosso, la pelle che si tende mentre il sangue affluisce, trasformandolo da un peso inerte a un’arma. Lei lo guarda, ipnotizzata, mentre lui lo guida verso le sue labbra.
Il primo contatto è umido, caldo. La punta del suo cazzo sfiora la sua lingua, e Veronica chiude gli occhi, assaporando il gusto salato della sua pelle. Poi lui spinge, senza preavviso, senza gentilezza. Il suo cazzo le riempie la bocca, scivolando oltre le labbra, oltre i denti, fino a toccarle la gola. Lei si rilassa istintivamente, la gola che si apre per accoglierlo, anche se sa che brucerà.
«Così,» ringhia lui, la mano che le afferra i capelli, tirandoli indietro fino a farle inarcare il collo. «Prendilo tutto, troia.»
Veronica geme attorno a lui, il suono vibrante che gli fa contrarre i fianchi. Lui spinge più a fondo, e lei sente le lacrime pungerle gli occhi mentre il suo cazzo le ostruisce le vie respiratorie. Respira attraverso il naso, concentrandosi sul non soffocare, sul non morderlo, sul prendere ogni centimetro che lui le dà.
«Dio, quanto mi piace vederti così,» ansima lui, ritirandosi appena per poi spingere di nuovo, più forte. «Con la bocca piena del mio cazzo, gli occhi che lacrimano, la troietta perfetta.»
Le sue parole la fanno bagnare ancora di più. Veronica muove la lingua lungo la sua asta, leccando, succhiando, mentre lui la usa come un giocattolo, i fianchi che si muovono in ritmi irregolari, a volte lenti e profondi, altre volte veloci e superficiali. Lei segue ogni movimento, la bocca che si adatta a lui, le labbra strette intorno alla base, le mani che si aggrappano alle sue cosce muscolose per non cadere.
«Mmm, sì, così, puttana» grugnisce lui, la voce che si fa più roca. «Succhiamelo bene. Fammelo diventare duro come la pietra.»
Veronica aumenta il ritmo, la testa che si muove avanti e indietro, la saliva che le cola dagli angoli della bocca, bagnandole il mento, il collo. Lo sente gonfiarsi ulteriormente, la pelle che si tendono sulle vene pulsanti. È enorme ora, così grosso che le fa male la mascella, ma non si ferma. Non oserebbe.
«Basta.»
La parola è un colpo di frusta, secco e inesorabile. Veronica si blocca all’istante, le labbra ancora avvolte attorno a lui, mentre Rodolfo la fissa dall’alto, gli occhi scuri e lucidi, le narici dilatate come quelle di un predatore. Con un gesto deciso, afferra il suo membro dalla base, guidandolo verso il viso di Veronica. La punta sfiora la sua pelle, lasciando una scia di saliva e desiderio, un tocco che le fa tremare le ginocchia. È una sensazione di dolce sottomissione, come se lui volesse farle assaporare ogni istante, ogni dettaglio del suo potere. Veronica inspira profondamente, l’odore maschio di Rodolfo che invade i suoi polmoni, un’aria carica di erotismo e dominazione.
Poi, un rumore umido, quasi uno schiaffo. Rodolfo colpisce la sua guancia con il suo enorme membro, un gesto brutale eppure eccitante. “Tieni, troia,” sibilano le sue labbra, la voce carica di disprezzo e desiderio. Un altro colpo sull’altra guancia, “questo è ciò che meritano le luride puttane come te,” e Veronica sente il calore della vergogna mescolarsi al piacere. Un terzo colpo sulla lingua, un’umiliazione che le fa chiudere gli occhi, il cuore che batte all’impazzata. “Ti piace il cazzo in faccia, vero, Bambolina?”
Veronica sente il peso di quelle parole, l’umiliazione che la avvolge come un mantello, ma è proprio quella sensazione a farla tremare di eccitazione. In quel momento, è solo una puttana sottomessa, e questo la fa sentire viva, desiderata, posseduta. “Sì, Padrone,” sussurra, la voce poco più di un soffio, ma che riecheggia nella stanza come una confessione. È una resa totale, un’ammissione di dipendenza da quell’uomo che la fa sentire così piccola eppure così importante. Il suo respiro si fa affannoso, il corpo che risponde a ogni sua parola, ogni suo gesto, come se fosse l’unica cosa che conta in quel momento.

«Alzati.»

Lei si solleva sulle ginocchia tremanti, le mani che si appoggiano sulle sue spalle per mantenere l’equilibrio. Rodolfo la studia per un lungo momento, poi le ordina: «Girati. Mani sul divano.»
Veronica obbedisce, voltandosi e piegandosi in avanti, le mani che affondano nella pelle bianca del divano. Sente il suo sguardo su di sé, che le brucia la pelle come un marchio. Poi le sue mani sono su di lei, grandi e calde, che le affondano nei fianchi, stringendo fino a lasciarle i segni delle dita.
«Sei così bella,» ringhia lui, e lei sente il suo cazzo premere contro il suo sedere, scivoloso per la sua saliva. «Così pronta per me.»
Non le dà avviso. Non glielo chiede. Semplicemente spinge.
Veronica urla, la testa che si butta all’indietro, le dita che si aggrappano al divano fino a far scricchiolare la pelle. Il dolore è acuto, bruciante, il suo cazzo che la penetra in un solo, violento affondo, sfondandole il buco stretto senza pietà. È troppo. È sempre troppo. Eppure, il suo corpo si arrende, i muscoli che si rilassano intorno a lui, accogliendolo, stringendolo, anche mentre le lacrime le scivolano sulle guance.
«Cazzo, sì,» ansima Rodolfo, le mani che le stringono i fianchi con una forza brutale. «Prendilo, Bambolina. Prendilo tutto.»
Si ritrae quasi del tutto, poi spinge di nuovo, ancora più forte. Veronica grida, ma il suono si trasforma in un gemito quando lui colpisce quel punto dentro di lei che fa divampare il piacere nel dolore. È una tortura. È il paradiso.
«Ti piace, eh?» ride lui, il respiro affannoso mentre inizia a martellarla, i fianchi che sbattono contro il suo sedere con colpi secchi, rumorosi. «Ti piace essere la mia puttana, essere usata come un buco.»
«Sì!» grida lei, la voce rotta. «Sì, sì, per favore!»
Lui non si ferma. Non rallenta. La scopa con una furia animalesca, il sudore che gli cola lungo la schiena, lungo i muscoli tesi delle braccia. Ogni affondo le ruba il fiato, ogni ritiro le lascia un vuoto che brucia, che la fa contorcere, supplicare. Le sue palle sbattono contro di lei ad ogni colpo, il suono umido dei loro corpi che si scontrano riempie la stanza, mescolandosi ai loro gemiti, ai loro ansiti, alle parole sporche di lui le sibilano all’orecchio.
«Sai che questo culo è mio, vero?» le chiede, affondando le dita nella sua carne, lasciandole lividi che dureranno giorni. «È mio da sfondare, da riempire, da usare come cazzo mi pare.»
«Sì!» singhiozza lei, sentendo il suo cazzo che si gonfia ancora di più dentro di sé, che la apre, che la fa sentire come se stesse per spezzarsi in due. «È tuo, è solo tuo!»
«Brava puttana,» ringhia lui, e poi la colpisce con una forza che le fa vedere le stelle. «Vieni per me. Adesso!»
Il comando le attraversa il corpo come una scossa elettrica, e all’improvviso è lì, l’orgasmo che la travolge con una forza devastante. Grida, il corpo che si contrae intorno al suo cazzo, i muscoli che lo stringono, lo massaggiano, lo supplicano di non fermarsi. Lui ruggisce, le unghie che le affondano nella carne mentre la tiene ferma, continuando a martellarla anche mentre lei trema, anche mentre le gambe le cedono, anche mentre il piacere la lascia senza fiato, senza pensieri, senza nulla se non lui.
Poi, con un ultimo violento affondo, Rodolfo si blocca, il corpo teso come una corda d’arco, ogni muscolo vibrante di passione. Veronica sente il suo membro pulsare dentro di sé, caldo e invadente, come se reclamasse il suo spazio con un’autorità primordiale. Il suo respiro si fa affannoso, mentre le pareti intime la avvolgono, stringendolo in un abbraccio vorace. Il sudore sulla sua pelle si mescola al profumo di lei, creando un’alchimia che accende i sensi. Rodolfo trattiene il fiato, il volto contratto in un’espressione di estasi e dominio, mentre Veronica, con gli occhi chiusi, si abbandona al piacere, sentendosi completamente sua, in quel momento eterno e fugace mentre scosse di piacere attraversano il suo corpo.
Quando esce lo fa con un movimento secco, seguito da una sonora sculacciata "ne vuoi ancora troia?" e un'altra sculacciata la colpisce "Si Rodolfo, ne voglio ancora." Un'altra sculacciata ancora più poderosa "Quanto ne vuoi troia?" e un'altra ancora la colpisce "Finché tu vorrai. Il mio culo è solo tuo".
«Cazzo, Bambolina, sei il nostro capolavoro …»
Veronica crolla in avanti, il petto che si solleva affannosamente, il corpo che trema per i postumi dell’orgasmo e il dolore sordo che le pulsa nel culo. Sente le sue mani che la sollevano, che la girano, che la depositano sul letto a baldacchino come se fosse una bambola di pezza.
Lei non resiste. Non può. Si abbandona alle lenzuola di seta, il corpo molle, le gambe aperte, il respiro che le si spezza in singhiozzi. Rodolfo la osserva dall’alto, il suo sguardo intenso, il suo membro ancora teso, lucido dei suoi succhi, e sul suo viso si dipinge un sorriso enigmatico, quasi gentile. Quasi.
«Sei perfetta, sai?» mormora, la voce addolcita, ma nei suoi occhi brilla ancora una fame insaziabile. «Così dannatamente perfetta.»
Veronica non risponde. Non può. Lo fissa, gli occhi umidi di lacrime, di sudore, di tutto ciò che lui le ha fatto e che lei ha implorato. Lui si avvicina, le lega un polso, poi l’altro ai drappi di seta nera ancora aggrappati alla struttura del letto. Si allontana, legando anche le sue caviglie, lasciandola esposta, aperta, vulnerabile, la testa abbandonata oltre il materasso, il mondo capovolto. Lo guarda mentre si allontana, apre un cassetto del comò, e poi si volta, stringendo un dildo nero, lucido, enorme, anche se non quanto il suo membro ancora eretto e fiero. Il cuore di Veronica batte all’impazzata, un misto di paura ed eccitazione, mentre i suoi pensieri si perdono in un vortice di desiderio e resa.
La stanza è avvolta in una penombra dorata, filtrata dalle tende bianche che ondeggiano lievi al respiro della sera. L’aria è densa, carica di un profumo dolce e pesante, un misto di vaniglia, sudore e pelle del divano in pelle bianca, ancora tiepido dal corpo di Veronica che vi si era adagiata poco prima. Le pareti di velluto verde assorbono ogni suono. Il quadro sopra la testiera del letto, due donne semi svestite, dipinte ad acquarello in pose lascive, con sguardi che sembrano offrire piaceri proibiti, osserva la scena con un silenzio complice, dando a Veronica la strana sensazione di essere osservata.
Rodolfo è in piedi, le gambe leggermente divaricate, il peso del corpo distribuito con la sicurezza di chi sa di dominare lo spazio intorno a sé. Il suo cazzo, eretto e pulsante, venato di bluastro sotto la pelle tesa, visto da quella posizione a Veronica sembra ancora più maestoso, come il suo corpo muscoloso, l’addome scolpito, la cicatrice che sembra un monito dei segreti che quell'uomo porta con se, mentre le mani, grandi e callose, si muovono con precisione militare mentre si accarezza la base del cazzo, lo sguardo fisso su Veronica.
«Perfetta.» Rodolfo passa un dito lungo il suo corpo, dal collo al pube, poi risale, fermandosi a strizzare un capezzolo tra pollice e indice, torcendolo appena abbastanza da farle sfuggire un gemito. «Non è ancora finita puttana.»
Veronica ansima, il corpo che si inarca verso di lui, anche se non può muoversi. «Si, ancora Padrone, finché tu vorrai sarò la tua puttana.»
«Hai voglia di questo, Bambolina?» Le passa la punta del dildo lungo le labbra della figa, raccogliendo l’umidità che già scorre abbondante. «Hai voglia di essere riempita come la troia bisognosa che sei?»
«Dio, sì…» Lei si morde il labbro, il corpo che trema. «Per favore, Rodolfo. Riempimi.»
Lui non risponde, ma i suoi occhi tradiscono un’intensità che parla da sola. Con un movimento lento e calcolato, spinge il dildo contro il suo clitoride, tracciando un percorso di desiderio che fa tremare Veronica, mentre un brivido di umiliazione mista a piacere le percorre la schiena. Poi lo fa scivolare giù, lungo le sue labbra umide, fermandosi proprio all’ingresso della figa, senza penetrare. Lo tiene lì, premendo appena, come una promessa sospesa, mentre il respiro di lei si fa affannoso, il corpo che si tende nei legami come un arco pronto a scoccare, ogni fibra del suo essere che urla per la tensione e l’attesa.
«Prima, però…» Rodolfo si china, la sua voce un sussurro autoritario che risuona nella penombra della stanza. Prende una delle sue tette enormi in mano, il peso di lei che si fonde con la sua presa ferma. La stringe, modellando la carne morbida, e Veronica sente un dolore acuto, misto a un piacere estremo che non ha mai provato prima. Poi avvicina il capezzolo alla bocca, succhiando con una forza che è al confine tra piacere e dolore. I denti graffiano appena, lasciando un’impronta di possesso, mentre Veronica geme, il corpo che si contorce mentre le corde la tengono ferma, il piacere che le attraversa come una scossa elettrica, amplificata dalla tensione dei lacci che la trattengono e dall’umiliazione di essere completamente alla sua mercé.
Poi, senza preavviso, il dildo colpisce la sua figa con un colpo secco, deciso. Veronica urla, un suono che è metà dolore e metà estasi, le unghie che graffiano il legno del baldacchino, lasciando solchi invisibili ma profondi. Il dolore si fonde con un piacere così intenso da farle perdere il fiato, mentre Rodolfo si stacca, il capezzolo arrossato e gonfio che pulsa sotto lo sguardo di lei. Passa all’altra tetta, ripetendo lo stesso trattamento, mentre il dildo colpisce nuovamente, provocando un rumore umido e lascivo che riempie la stanza, un’eco della loro danza di dominio e resa. Veronica si sente completamente esposta, umiliata e allo stesso tempo eccitata come mai prima, il suo corpo che reagisce a ogni stimolo con una sensibilità estrema, ogni nervo che vibra di un piacere mai provato, misto a un dolore che la fa sentire viva, posseduta, sua.
«Ti piace, eh?» La sua voce è un ringhio contro la sua pelle. «Ti piace quando ti faccio male.»
«Sì!» Veronica è senza fiato, il corpo madido di sudore, i capelli biondi incollati alla fronte, che le incorniciano il viso arrossato dal desiderio. «Sì, mi piace! Ti prego, Rodolfo, distruggimi, fammi sentire tua!» La sua voce è un sussurro tremante, carico di passione e resa, mentre il suo corpo reagisce con un’onda di calore che le pervade ogni fibra.
Lui ride, un suono profondo e oscuro che le fa accapponare la pelle, mandandole brividi lungo la schiena, come scosse elettriche che si diffondono fino alle punte delle dita. Poi, finalmente, con un movimento deciso, spinge il dildo dentro di lei. Non c’è gentilezza nel suo gesto, solo una ferocia controllata che la fa gemere, il suono strozzato in gola mentre il silicone spesso la dilata all’istante. I muscoli intimi si contraggono, avvolgendolo con una morsa disperata, come se volessero trattenerlo per sempre. La sua vagina, umida e tremante, pulsa di un desiderio insaziabile, cercando più pressione, più profondità, come se solo quel contatto potesse placare la sua fame di lui.
Veronica grida, il busto che si inarca per la tensione del piacere, i seni che si tendono verso l’alto, mentre il dildo scivola dentro di lei, riempiendola completamente. Sente ogni centimetro, ogni venatura del silicone che sfiora le pareti più intime, scatenando un’esplosione di sensazioni. Il suo corpo trema, i muscoli contratti in un abbraccio disperato, come se volessero fondersi con lui. La sua pelle è in fiamme, il sudore che le scivola lungo la schiena si mescola al brivido di eccitazione che le percorre le gambe, facendole perdere il controllo. La sua figa, avida e tremante, chiede di più, sempre di più ed è pronta a godere di nuovo.
Rodolfo invece non glielo concede. Estrae il dildo quasi del tutto, poi lo spinge di nuovo dentro, lento, crudele, guardandola negli occhi mentre lo fa.
«Guarda quanto sei bagnata.» Estrae il dildo di nuovo, questa volta mostrandole come è coperto dei suoi succhi, luccicante, gocciolante. «Guarda quanto ti piace essere usata.»
Veronica geme, le cosce che tremano. «Di più… ti prego, di più.»
Rodolfo sorride di nuovo. Poi, senza preavviso, si sposta, si mette sopra la sua testa, accanto al suo viso, il cazzo duro che le sfiora le labbra.
«Apri.»
Veronica obbedisce, e Rodolfo le infila il cazzo in bocca, spingendosi fino in fondo con un movimento fluido e deciso. La sua gola si stringe intorno a lui, le lacrime le rigano le guance, ma non si ritrae. La sua bocca si adatta perfettamente, i muscoli della gola si rilassano per accoglierlo, mentre la saliva cola abbondante, scivolando sul suo viso, sul collo, e sui capelli ancora umidi, creando una scia lucida e sensuale.
Rodolfo inizia a muoversi con un ritmo ipnotico, ogni affondo sempre più profondo, fino a quando Veronica sente il suo cazzo completamente dentro di lei, le palle che sbattono contro il suo naso. Lei si sente finalmente capace di prenderlo tutto, come una brava troia. Con l’altra mano, Rodolfo continua a guidare il dildo nella sua figa, alternando colpi lenti e profondi a spinte più veloci e violente. La stanza è pervasa da un suono osceno, un concerto di carne e desiderio: il dildo che scompare e riappare nella sua figa fradicia, i gorgoglii della gola di Veronica che lotta per adattarsi al suo cazzo enorme, e il respiro affannoso di entrambi che si fonde in un’unica sinfonia di piacere. Ogni movimento è una promessa, ogni suono un’ammissione di resa.
Ad ogni spinta, il cazzo di Rodolfo si insinua sempre più in profondità, esplorando ogni angolo della sua bocca, mentre il dildo continua a martellare la sua figa, portandola sull'orlo del piacere. Veronica si sente completamente dominata, il suo corpo risponde a ogni comando di Rodolfo, il suo respiro si fa sempre più affannoso, mentre il desiderio la consuma. La stanza è carica di tensione sessuale, ogni gesto, ogni suono, è un'ammissione di resa al piacere che li sta travolgendo.
«Così.» Rodolfo ansima, le mani che le stringono i capezzoli, tirandoli e torcendoli mentre la guarda negli occhi. «Brava Bambolina, adesso sei una perfetta mangia cazzi.»
Lei non può rispondere, ma i suoi occhi, azzurri, lucidi, disperati, dicono tutto. Il corpo le trema, i muscoli della figa che si contraggono attorno al dildo, il clitoride che pulsa, vicino, così vicino ...
«Godi.» Rodolfo lo ordina, la voce un ringhio che vibra nell’aria carica di desiderio. «Godi per me, troia.»
E lei obbedisce, il corpo che si abbandona al comando, i muscoli che si tendono in un’estasi incontrollabile. L’orgasmo la travolge come un’onda violenta, inarrestabile, un’esplosione che la fa tremare fino al midollo. La sua figa si stringe attorno al dildo, i succhi che schizzano fuori, caldi e abbondanti, inondando il letto, le cosce, il suo stesso ventre. Veronica urla, ma il suono è soffocato dalla bocca piena del suo cazzo, un gorgoglio disperato che si mescola ai gemiti rochi. Il suo corpo si contorce, i seni che ondeggiano selvaggiamente, il sudore che le imperla la pelle, rendendola lucida e desiderabile.
Rodolfo non si ferma. Continua a scoparla in bocca, a muovere il dildo dentro di lei con un ritmo incalzante, prolungando l’orgasmo fino a quando Veronica non è ridotta a un ammasso tremante di carne, i muscoli che si contraggono senza controllo, le lacrime che le solcano il viso, mescolandosi al sudore e al piacere. La sua dominazione è totale, il suo respiro affannoso che si fonde con i gemiti di lei, creando una sinfonia di passione e resa.
Prima di estrarre il cazzo dalla sua bocca, Rodolfo affonda fino alle palle, sentendo la calda umidità avvolgerlo completamente. Rimane fermo, i suoi occhi fissi su Veronica, mentre il respiro di lei diventa sempre più difficile, quasi disperato. Il suo sguardo è intenso, carico di potere e desiderio, mentre osserva il corpo di lei tremare sotto il suo controllo. Solo allora, lentamente, ritira il suo membro, lasciando che il suo respiro si mescoli al suo, in un momento di silenzio carico di tensione.
La stanza è avvolta in un silenzio pesante, interrotto solo dal loro respiro affannoso e dal battito dei loro cuori che lentamente si calmano. Veronica giace esanime, il corpo abbandonato al letto, il respiro che gradualmente torna regolare, mentre Rodolfo la osserva, il suo sguardo ancora carico di dominazione e soddisfazione.
Dopo averle liberato la bocca, estrae il dildo dalla figa, lasciandola vuota, tremante, disperata. Veronica torna ad ansimare, il petto che si solleva e si abbassa in modo convulso, gli occhi semichiusi, le labbra gonfie e rosse "Ti prego, ancora ..."
Rodolfo si alza, il cazzo ancora duro, luccicante di saliva. La guarda per un lungo momento, gli occhi che scendono lungo il suo corpo, fermandosi sulla figa aperta e gocciolante e poi le sue mani la sfiorano, sciolgono i suoi polsi e le sue gambe.
"Ne avrai finché ne avrò voglia, lurida puttana. Ma non adesso."
Rodolfo si allontana con passo deciso, il suo corpo atletico si muove con grazia predatoria. Si dirige verso il comò, la sua figura illuminata dalla luce soffusa della stanza. Prende una bottiglia d'acqua e un bicchiere, i suoi movimenti calcolati, quasi ritualistici. Torna da Veronica, i suoi occhi scuri fissi su di lei, studiando ogni curva del suo corpo abbandonato. Con gesti lenti e deliberati, le slaccia i polsi e le caviglie, le sue dita forti ma delicate massaggiano le sue articolazioni, riattivando la circolazione con una pressione che è sia cura che dominio.
Veronica si gira lentamente, il suo corpo molle e tremante, gli occhi semichiusi, le labbra gonfie e umide. Il suo respiro è affannoso, il petto che si solleva e abbassa in un ritmo che tradisce il suo desiderio. Rodolfo le porge il bicchiere con un gesto che è sia comando che offerta. "Bevi," dice, la sua voce profonda e autoritaria.
Lei obbedisce, portando il bicchiere alle labbra con mani tremanti. L'acqua fresca scivola giù per la sua gola, lenendo il bruciore lasciato dal cazzo di Rodolfo, ma accendendo al contempo una fiamma di desiderio che divampa dentro di lei. Ogni sorso è un’anticipazione, un preludio a ciò che sta per venire. Si rende conto che questa pausa, questo gesto apparentemente distaccato, è l'essenza di Rodolfo: un uomo che sa quando spingere e quando rallentare, quando possedere e quando curare. È questa dualità che la fa sentire usata e protetta, libera e dominata, tutto nello stesso istante.
Il suo sguardo è fisso su di lui, i suoi occhi blu che brillano di una mistura di sottomissione e bramosia. Sa che lui la sta osservando, i suoi occhi scuri che studiano ogni suo movimento, ogni tremore, ogni respiro, come un predatore che valuta il momento giusto per colpire. Ma lei è già pronta, il suo corpo freme, il suo sesso pulsante, bagnato, che chiede di essere riempito di nuovo. Lo vuole dentro di sé, vuole sentire il suo cazzo esplodere di piacere, vuole essere la sua preda, la sua ossessione.
Rodolfo sorride, un sorriso sicuro e predatorio, sapendo che lei è sua, completamente e irrimediabilmente. Il suo controllo è totale, ma è un controllo che lei desidera, che la fa sentire viva, desiderata, posseduta. E in quel momento, Veronica non vuole altro che essere sua, completamente e senza riserve, fino a quando lui vorrà.
Dopo l'ultimo sorso, Veronica lo fissa con uno sguardo ardente, i suoi occhi blu che brillano di desiderio sfrenato. Con un movimento fluido, allunga la mano verso il suo sesso eretto, afferrandolo con una presa decisa. Lo avvicina alle sue labbra, sfiorandolo con un bacio delicato, mentre i loro sguardi si incrociano in un’intesa silenziosa. Un lampo di perversione accende i suoi occhi, e con un gesto deciso, apre la bocca, accogliendo la virilità di Rodolfo con una fame insaziabile. La sua lingua scivola lungo l’asta pulsante, gustandone il sapore, mentre le sue labbra si stringono intorno ad essa, creando un’aspirazione che lo fa fremere.
Senza esitazione, Veronica si spinge oltre, inghiottendo tutto il cazzo di Rodolfo fino in fondo, sentendolo pulsare contro la sua gola. Il suo naso si schiaccia contro il suo ventre duro e teso, respirando il calore della sua pelle e il battito del suo desiderio. La sua gola si contrae ritmicamente, massaggiando il suo membro con una pressione che lo fa impazzire. Il suo corpo atletico trema leggermente, mentre il piacere la pervade, e il suo sguardo, ancora fisso su di lui, si fa ancora più intenso, come se volesse catturare ogni sensazione, ogni istante di questa resa appassionata.
"Brava la mia Bambolina, finalmente hai imparato. Adesso meriti un premio. Ti sfonderò completamente il tuo culo da puttana. Girati!"
Veronica obbedisce, con una sensazione che è un misto tra gioia e orgoglio, come se sentisse che tutti i suoi desideri più profondi si stanno realizzando. Rodolfo prende il dildo, ancora bagnato dei suoi succhi, e lo infila di nuovo dentro la sua figa, questa volta da dietro, spingendolo fino in fondo con un solo colpo. Veronica grida, il corpo che si inarca, le dita che si stringono alle lenzuola fin quasi a strapparle.
«Adesso…» Rodolfo si sposta, il cazzo in mano, la punta che sfiora l’ano stretto di Veronica. «Apri il culo, troia.»
Lei obbedisce, le mani che si allungano indietro, afferrando le natiche e aprendole, offrendogli il buco rosa e palpitante. Rodolfo sputa sulla sua mano, poi si lubrifica il cazzo, spargendo la saliva lungo l’asta mentre Veronica inspira profondamente, il cuore le batte all’impazzata in attesa di sentirlo di nuovo dentro di lei.
Rodolfo non aspetta. Posiziona la punta del cazzo contro il suo ano, poi spinge, senza trovare resistenza affonda dentro di lei, dilatandola, riempiendola, possedendola.
«Cazzo…» Rodolfo ringhia, le dita che si conficcano nei fianchi di Veronica. «Sei sfondata come una vera troia, la mia troia.»
Veronica non può rispondere. Il piacere è troppo intenso, ma sotto c’è qualcosa di più profondo, un piacere oscuro, proibito, che le fa contrarre la figa attorno al dildo, i succhi che colano lungo le cosce.
«Di più.» La sua voce è un sussurro rotto. «Per favore, Rodolfo… più forte.»
Rodolfo afferra le sue caviglie, le piega e le apre le gambe ancora di più "apriti per me lurida puttana, fammi vedere quanto lo vuoi" e Veronica afferra lei stessa le sue caviglie e le tira, si apre, inarca la schiena mentre lo sente affondare sempre di più, quasi potesse colpirle direttamente l'anima. Sente il suo cazzo che la riempie mentre struscia la sottile membrana che separa il suo culo dalla sua figa ancora piena del dildo.
«Così?» Lui ansima, il sudore che gli cola lungo la schiena. «Così ti piace, eh? Essere scopata come la troia che sei?»
«Sì!» Veronica grida, le lacrime che le scendono lungo le guance. «Sì, Padrone, sì!»
Rodolfo aumenta il ritmo, i fianchi che si muovono come un pistone, il cazzo che affonda nel suo culo con una forza brutale, mentre con l’altra mano muove il dildo dentro la figa, sincronizzando i movimenti. Veronica è persa, il corpo scosso da spasmi, il piacere che la travolge in ondate sempre più intense, fino a quando non sente l’orgasmo montare di nuovo, più forte, più violento dei precedenti.
«Vieni.» La voce di Rodolfo è un ringhio profondo, un comando che vibra nell’aria carica di desiderio. «Vieni sul mio cazzo, godi come una cagna.»
E lei obbedisce, il corpo già in preda a un’ondata di piacere che la travolge come un uragano. L’orgasmo esplode, selvaggio e incontrollabile, mentre i muscoli della sua figa si contraggono attorno al dildo, reclamandolo con una forza che la sorprende. Ma non è solo lì che il piacere si concentra. Veronica sente il culo pulsare, come se ogni spinta di Rodolfo risvegliasse nervi che non sapeva di avere. Il cazzo, enorme e potente, scivola dentro e fuori di lei, riempiendola con una ferocia che le toglie il fiato. Il letto, le lenzuola, tutto è intriso del suo desiderio, del suo abbandono. Lei urla, un suono primordiale, mentre il piacere la disintegra e la ricostruisce, trasformandola in una massa di carne pulsante e desiderio ardente.
Rodolfo non si ferma, continua a spingere, a possederla con una brutalità che le fa perdere il controllo. Le caviglie ancora strette, Veronica è in trance, il corpo abbandonato al suo dominio. Lui afferra i suoi capelli, li tira con forza, e lei si inarca, il culo offerto, il cazzo di Rodolfo che scivola ancora più a fondo, toccando luoghi che non sapeva esistessero. L’orgasmo non accenna a finire, un fiume in piena che la travolge. La figa spruzza piacere, ma è nel culo che sente un’estasi nuova, una sensazione di pienezza e di rottura che la fa gemere ancora più forte. Il culo sembra esplodere, come se ogni spinta di Rodolfo accendesse un fuoco che si propaga in tutto il suo corpo.
«Ancora, cagna, ancora.» La voce di Rodolfo è un sussurro rauco, mentre il suo ritmo si fa più incalzante, più brutale. Veronica urla, il piacere che la divora, la ricostruisce, la riduce a niente se non un’offerta di carne e desiderio. Il letto scricchiola sotto il peso della loro passione, le lenzuola si attorcigliano attorno ai loro corpi, testimoni muti di un’unione ormai totale. Il culo di Veronica si stringe attorno al cazzo di Rodolfo, come se volesse trattenerlo per sempre, mentre la figa continua a pulsare, a spruzzare, in un’armonia di piacere che la fa sentire completa, posseduta, sua.
Rodolfo si ferma, il cazzo ancora profondamente dentro il suo culo, il respiro affannoso. Poi, lentamente, si ritira, lasciandola vuota, tremante, distrutta.
Veronica sente di non avere forza per altro ma la sua mente non ascolta il corpo perché sa che lui ancora non ha finito, ancora non le ha donato il suo nettare caldo che lei vuole disperatamente. Per questo lo osserva, guarda il suo cazzo imperlato dei suoi succhi ancora sfacciatamente duro come fosse una statua. Lo ammira mentre si corica, il cazzo che svetta …
«Montami.» La sua voce è un ordine. «E ficcati il mio cazzo in culo.»
Veronica trema, ma obbedisce. Si mette a cavalcioni su di lui, il culo rivolto verso il suo cazzo, le mani che si appoggiano sul suo torace muscoloso. Poi, lentamente, si abbassa, sentendo la punta che sfiora il suo ano, ormai aperto e pronto a riceverlo senza sforzo.
Lui non dice nulla e Veronica sa che potrebbe prenderlo lentamente, ma lei non vuole andare lentamente. Vuole sentirlo. Vuole esserne distrutta.
Con un gemito, si lascia cadere, il cazzo di Rodolfo che affonda dentro di lei in un solo movimento, riempiendola, dilatandola, facendola gridare.
«Cazzo…» Rodolfo ringhia, le dita che si conficcano nella sua carne. «Sei la più grande troia che ci sia. Lei aveva ragione.»
Veronica inizia a muoversi, lentamente all’inizio, mentre la sua mente registra le sue parole "Lei aveva ragione" e il suo cuore sente un senso di gratitudine per quella donna misteriosa che la manda in estasi. Si muove sempre più veloce, il culo che sale e scende sul suo cazzo, prendendolo tutto, ogni volta, senza pietà. Rodolfo la lascia fare, le mani che le stringono i seni, torcendole i capezzoli, pizzicandoli, facendola gemere.
Il quadro sopra di loro sembra osservarli, le due donne dipinte che sorridono, come se approvassero.
Veronica chiude gli occhi, la testa che cade indietro, i capelli che le ricadono lungo la schiena. Il piacere monta di nuovo, più intenso, più profondo, il cazzo di Rodolfo che sfrega contro quel punto dentro di lei che la fa impazzire.
«Ancora…» sussurra, le unghie che graffiano il petto di lui. «Ancora, Rodolfo… ancora.»
Lui sorride, poi la affonda di nuovo, il cazzo che la trapassa, che la possiede, che la fa sua.
Ma per lui non è abbastanza, la sua voglia sembra non avere fine, la passione e la rabbia con cui la sta scopando nel culo sono travolgenti. Senza mai estrarre il suo membro pulsante, si alza e si stende sopra di lei, estraendo il dildo dalla sua intimità ancora umida di piacere, rivelando la sua carne nuda e tremante. Veronica, istintivamente, avvolge le sue gambe toniche attorno ai suoi fianchi, le cosce che stringono con forza, come se temesse di perderlo, e con i talloni lo spinge ancora più a fondo dentro di sé, sentendo ogni centimetro del suo cazzo riempirle il retto, fino a farle toccare l’anima. Il suo volto, segnato dal tempo ma con quel fascino che fin dal primo momento l’ha rapita, è a pochi centimetri dal suo, il respiro affannoso che si mescola al suo. Vorrebbe baciarlo, sentire di nuovo le sue labbra, ma non per amore. In lei non c’è affetto, solo una sottomissione che la fa tremare, il bisogno del suo controllo, di essere usata da lui, di sentirsi completamente sua. Il suo respiro è affannoso, il suo corpo risponde a ogni suo movimento, e la sua pelle brucia sotto il tocco delle sue mani autoritarie, che afferrano i suoi fianchi con forza, lasciandola segnata dalle sue dita. Ogni gesto è un comando, ogni spinta un’affermazione della sua dominanza, il suo cazzo che entra ed esce dal suo culo con un ritmo incalzante, facendola gemere di piacere e dolore. Lei non può fare a meno di arrendersi, di lasciarsi consumare da questa passione che la rende sua, completamente e irrimediabilmente, il suo corpo che si contorce sotto di lui, le unghie che affondano nella sua schiena, mentre lui la prende con una ferocia che la fa sentire viva, posseduta, sua.
Il respiro di Rodolfo si fa sempre più affannoso, il suo ringhio si trasforma in un ruggito primordiale, carico di un desiderio che brucia come fuoco. Veronica sente il suo membro pulsare con una forza travolgente, ogni spinta è un’ondata di piacere che la invade, riempiendola completamente, possedendola fino al midollo. Le sue mani la stringono con una passione feroce, le dita che si affondano nella sua pelle morbida, come se volesse marcare il suo territorio, rivendicarla come sua. Il suo corpo, potente e autoritario, si muove con un ritmo incalzante, ogni movimento è un’affermazione di dominio, un’espressione di desiderio che Veronica sente crescere dentro di sé, esplodere in ogni fibra del suo essere.
Rodolfo affonda sempre più in profondità, il suo membro rigido e pulsante scivola senza sosta nel culo di Veronica, che si stringe intorno a lui come una morsa di piacere, avvolgendolo in un calore umido e vellutato. Lei geme, il suo corpo trema, mentre le pareti del suo ano si contraggono, succhiandolo dentro di sé, stringendolo con una pressione che lo fa impazzire. Rodolfo accelera, le sue spinte diventano più violente, più disperatamente necessarie, come se la sua stessa vita dipendesse da quel momento. Il sudore gli scivola lungo la schiena, mescolandosi al respiro affannoso che esce dalla sua bocca, mentre il suo volto si contorce in un’espressione di estasi e tormento.
Veronica si abbandona completamente, il suo corpo risponde a ogni suo movimento con un’intensità che la travolge, la consuma. Sente il piacere crescere, un’onda che si alza sempre più, fino a quando Rodolfo, con un urlo soffocato e gutturale, raggiunge il culmine. La sua sborra esplode copiosamente nel culo di Veronica, calda e abbondante, riempiendola fino all’orlo, invadendola completamente. Il suo seme scorre dentro di lei, un fiume di piacere che la fa tremare, scatenando un orgasmo travolgente, che la fa urlare di piacere, il corpo scosso da contrazioni incontrollabili.
Veronica urla, il suo corpo si contrae in un piacere che non aveva mai provato prima, così intenso da farle perdere il senso della realtà. La sensazione della sborra di Rodolfo che la riempie, che la invade, la fa sentire completamente posseduta, desiderata, sua. Il suo culo si stringe intorno al suo membro, come se volesse trattenere ogni goccia, ogni traccia di lui, mentre il suo corpo è scosso da ondate di piacere che sembrano non finire mai, che la lasciano senza fiato, tremante e soddisfatta.
Rodolfo, ancora ansimante, rimane immobile dentro di lei, il suo membro pulsante che lentamente si ammorbidisce, ma resta ancora dentro, come a sigillare il loro momento, a confermare la loro unione. Veronica, con il respiro affannoso, sorride, il suo corpo ancora tremante, mentre sente il calore della sborra di Rodolfo mescolarsi al suo desiderio, al suo sudore, creando un’alchimia perfetta. È un’unione carnale, un’affermazione di dominio e resa, di piacere e passione che l'ha fatta sentire completa come mai prima d'ora.
Sa di essere la sua puttana. La sua schiava. La sua Bambolina

Cari amici, so che da molto tempo questa storia è ferma. Vorrei tanto poter pubblicare il resto del racconto ma, per una richiesta di alcuni dei protagonisti, mi sono dovuta fermare. Mi hanno chiesto di poter partecipare più attivamente alla scrittura, di potermi aiutare a trasferire in parole i loro sentimenti, le loro sensazioni più profonde. Questa richiesta, alla quale non potevo che dare seguito, sta comportando tempi più lunghi del previsto, Vi prego di pazientare. Grazie per la pazienza e a presto.
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